Ricevo spesso e-mail da parte di donne che desiderano diventare suore perché si sentono attrarre da Dio alla vita religiosa. Ecco alcune informazioni che potrebbero essere utili alle numerose lettrici di questo sito.


- Qual è l'età massima per diventare suora?

- Certi istituti religiosi accettano vocazioni di donne che hanno al massimo 35-40 anni, ma ci sono alcuni istituti che accettano vocazioni anche di donne che hanno superato i 40 anni.

- È necessario avere il diploma o la laurea?

- No, non è necessario.

- Per diventare suora bisogna pagare dei soldi?

- No, non bisogna pagare nulla.

- Le donne che non sono più vergini possono diventare suore?


- Sì, Dio può donare la vocazione religiosa anche a una donna che non è più vergine. Ad esempio Santa Rita, pur non essendo più vergine (infatti ebbe dei figli), divenne ugualmente monaca.


- Avere la vocazione religiosa è una cosa bella?


- È un dono meraviglioso di Dio! Le donne più felici che ho conosciuto nella mia vita sono le suore appartenenti a buoni istituti religiosi, cioè quelli in cui si vive fervorosamente e in maniera davvero religiosa.

- Che requisiti bisogna avere per diventare suora?

- Il requisito principale è uno: avere la vocazione. Inoltre bisogna essere sane di mente. Alcuni istituti accettano anche vocazioni di donne che hanno una salute gracile (purché siano sane di mente).

- Come si fa a capire se si ha la vocazione?

- In genere si valutano le intenzioni: se una donna vuole diventare suora per vivere più unita a Gesù, vivere in maniera più profonda il Vangelo, dedicare più tempo alla preghiera, salvarsi più facilmente l'anima, salvare le anime di altre persone con l'apostolato e la preghiera, aiutare i bisognosi, ecc., costei dimostra di avere dei tipici segni di una vera vocazione.

- Se una donna sente di avere la vocazione matrimoniale, ma vorrebbe entrare in convento solo perché non riesce a trovare un marito profondamente cristiano, che cosa potrebbe fare?

- Per entrare in convento è necessario avere la vocazione religiosa. Coloro che invece sentono di avere la vocazione matrimoniale dovrebbero pregare il Signore affinché possano trovare un uomo davvero cristiano da sposare (ad esempio un uomo interiormente simile a San Luigi Martin, il papà di Santa Teresa di Lisieux). Le donne che sentono nel proprio cuore di avere la vocazione matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio di un uomo che sta cercando una moglie davvero fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Cliccare qui per leggere l'annuncio.

- Puoi consigliarmi qualche buon monastero di clausura?

- Sì, ad esempio questo: 
https://vocazione-religiosa.blogspot.com/2017/12/suore-di-clausura-di-rosano-firenze.html

- Se una persona sa di non avere vocazione, ma vuole trovare un luogo sereno in cui vivere cristianamente, cosa può fare?

- In questo caso consiglio di valutare soluzioni alternative. La mia speranza è che possano sorgere delle buone comunità cristiane di fedeli laici. 

- Che cosa bisogna fare per diventare suora?

- Bisogna contattare qualche buon istituto religioso e dire  alle suore che volete fare “discernimento vocazionale”, e loro vi aiuteranno a capire se Gesù desidera che voi diventiate suore.

- Che cos'è un'esperienza vocazionale?

- Fare un'esperienza vocazionale significa trascorrere alcuni giorni in un convento o in un monastero assieme alle suore. In questo modo una donna può vedere se è portata per la vita religiosa.

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giovedì 18 settembre 2025

Differenze tra le suore di vita attiva e apostolica e quelle di vita contemplativa in clausura

L'apostolato delle suore di vita attiva rappresenta un pilastro fondamentale nella missione della Chiesa, un'espressione dinamica e multiforme del Vangelo nel mondo contemporaneo. A differenza delle sorelle contemplative, che sostengono la Chiesa e il mondo con la loro preghiera e la loro clausura, le suore di vita attiva portano la loro testimonianza direttamente tra le persone, nei luoghi dove si manifestano le necessità umane. Il loro apostolato non si limita a un'unica forma, ma si estende in una vasta gamma di ambiti, dalla salute all'istruzione, dall'assistenza sociale alla carità verso i più poveri e vulnerabili.

Fin dal loro sorgere, molti ordini religiosi femminili hanno risposto a specifiche urgenze sociali, ponendo la loro vocazione di servizio al cuore della loro identità. Si pensi alle suore infermiere che, con dedizione e competenza, hanno fondato ospedali e curato malati, spesso in condizioni estreme, portando non solo sollievo fisico ma anche conforto spirituale. O alle suore insegnanti, che hanno contribuito a formare generazioni di giovani, offrendo loro un'educazione non solo intellettuale ma anche morale e spirituale. Il loro impegno in questo campo è stato cruciale per la promozione umana e per l'emancipazione femminile, in contesti in cui l'accesso all'istruzione era limitato.

Oggi, l'apostolato delle suore di vita attiva continua a evolversi per rispondere alle nuove sfide del nostro tempo. Si trovano in prima linea nell'affrontare questioni globali come l'immigrazione, la tratta di esseri umani, la tutela dei minori e la protezione dell'ambiente. Molte congregazioni operano in periferie esistenziali, in zone di conflitto o in aree disagiate, dove la loro presenza discreta ma costante è un segno di speranza e un'ancora di salvezza per comunità intere. L'apostolato delle suore non è semplicemente un'attività professionale, ma un modo di vivere la loro consacrazione a Cristo, rendendosi presenti là dove si manifesta il dolore e il bisogno. Il loro operato non è solo un "fare per" ma un "essere con", una condivisione di vita che genera fraternità e solidarietà.

Questo apostolato, radicato nella preghiera e nella vita comunitaria, è una testimonianza eloquente che la santità si può vivere nel cuore del mondo, sporcandosi le mani con le fatiche e le gioie dell'umanità. Le suore di vita attiva sono missionarie instancabili, la cui dedizione e coraggio sono un faro per tutti i credenti. La loro azione è l'espressione di una fede che si fa concreta e visibile, un amore che si traduce in servizio. In un mondo che spesso esalta l'individualismo e la competizione, la loro vita comunitaria e il loro servizio disinteressato sono un segno profetico di come si possa costruire una società più giusta e fraterna. L'apostolato delle suore di vita attiva è la dimostrazione che la Chiesa non è solo un'istituzione, ma una comunità viva che si prende cura dei suoi figli, specialmente di quelli più dimenticati e fragili.

martedì 22 luglio 2025

Consigli su come confessarsi bene

Ogni tanto una mia amica mi scrive per chiedermi dei consigli spirituali, come nel seguente caso. 


Caro D. [...] ti scrivo perché penso che tu possa veramente aiutarmi. Ti chiedo però di rispondermi con calma, quando potrai, non vorrei mai metterti fretta. È mio desiderio confessarmi una volta alla settimana come regola, ma dev'essere una confessione ben fatta. Perciò ho cercato qua e là, ma non ho trovato uno schema serio per l'esame di coscienza. Ora mi chiedo se tu forse puoi darmi qualche indicazione. Ti ringrazio come sempre di cuore. [...] Ciao!


Cara sorella in Cristo, 
ti ringrazio di cuore per la richiesta che mi hai fatto. Ormai lo sai bene che per me è una grande gioia fare qualcosa che va a vantaggio della tua anima, nella speranza di dare gusto a Gesù buono che ti ha tanto amato sin dall’eternità ed è giunto ad immolarsi sulla croce del Golgota per espiare anche i tuoi peccati. Sono davvero contento che desideri confessarti spesso, come raccomandato da Papa Pio XII, da Sant’Alfonso Maria de Liguori e da tanti altri autorevoli e dotti autori. In genere, quando una persona si confessa bene, sente un grande fervore di praticare le virtù cristiane, prega il Signore con maggiore carità, sente maggiore carità anche verso il prossimo, resiste più facilmente alle tentazioni, ed ottiene altri benefici spirituali. Purtroppo, i preti modernisti sconsigliano di confessarsi spesso, quindi ti conviene recarti da qualche confessore timorato di Dio e amante della vita devota.

Per rispondere alla tua richiesta di aiuto, ho preparato appositamente per te uno schema per fare un esame di coscienza adatto alle anime che sono attratte dalla vita devota. Onde evitare di essere troppo prolisso, ho evitato di riportare quei peccati che in genere le persone che praticano un’intensa vita interiore difficilmente commettono, ad esempio l’apostasia, il non andare a Messa nei giorni di precetto, l’omicidio, le rapine, l’incesto, la calunnia, e altri gravi peccati. Ho dato particolarmente risalto a quei peccati veniali (leggeri) che spesso vengono trascurati dai penitenti. Chi ama Dio e vuole praticare una vita davvero virtuosa cerca di evitare non solo le colpe gravi ma anche quelle veniali. Per esserti di maggiore aiuto, di fianco a ogni peccato ho segnalato se si tratta di materia grave o veniale, basandomi sugli scritti di autori di buona dottrina come Sant’Alfonso, Don Luigi Piscetta, Padre Eriberto Jone, Padre A. Chanson, e altri. Si tratta di un qualcosa che manca negli schemi che in genere si trovano in giro. Ovviamente non ho potuto elencare tutti i peccati possibili e immaginabili, oppure riportare tutta l’intera casistica per ogni tipo di peccato, altrimenti avrei dovuto scrivere un’enciclopedia, ma mi sono limitato a parlare di alcuni dei peccati tra quelli più comuni. Spero tanto che il lavoro che ho realizzato possa esserti di aiuto nel cammino di perfezione cristiana.


Schema per l’esame di coscienza per anime devote.

- Ho tralasciato di raccogliermi interiormente e di mettermi alla presenza di Dio prima di incominciare a pregare? (Veniale)

- Mi sono distratta volontariamente mentre recitavo le preghiere oppure mentre assistevo al Santo Sacrificio della Messa? (Veniale)

- Ho ricevuto la Comunione con poco fervore e profitto per l’anima a causa della negligenza con cui mi sono preparata a ricevere Gesù sacramentato? (Veniale)

- Ho accettato deliberatamente pensieri di superbia? (La “superbia perfetta”, cioè quando una persona giunge a considerarsi al di sopra di Dio, è peccato mortale, invece la “superbia imperfetta”, cioè quando una persona si limita solamente a nutrire uno sregolato desiderio di onore e ad amare in maniera esagerata la propria eccellenza, è peccato veniale, a meno che non giunge a far commettere qualche grave colpa nei confronti del prossimo)

- Quando mi sono capitate cose spiacevoli mi sono arrabbiata con Dio, ingiuriandolo o accusandolo di fare cose sbagliate? (Peccato grave)

- Faccio discorsi inutili, cioè che non giovano né a me né al prossimo? (Veniale)

- A volte faccio delle “opere buone”, non con l’intento di dare gusto a Dio, ma per vanagloria, cioè per fare bella figura ed essere stimata dalla gente? (Veniale)

- Mi impegno seriamente ad educare cristianamente la prole? (Si tratta di un obbligo gravissimo, pertanto i genitori che sono gravemente negligenti nell’educare i figli, facendoli crescere quasi come se Dio non ci fosse, peccano mortalmente)

- Nutro antipatia o addirittura odio nei confronti delle persone scortesi o di quelle che mi hanno fatto dei torti? (“Sentire” antipatia verso una persona non è peccato se non vi diamo il consenso della volontà, se invece vi diamo il consenso e si tratta di piccole antipatie, pecchiamo venialmente, mentre se proviamo odio grave, in questo caso pecchiamo mortalmente, ad esempio accettando deliberatamente il pensiero di desiderio che il prossimo venga colpito da qualche grave ed ingiusto male)

- Ogni tanto aiuto materialmente le opere pie (ad esempio le opere davvero cattoliche che svolgono apostolato) e le persone che si trovano in stato di bisogno? (Chi dona alle opere pie o ai bisognosi che si trovano in stato di necessità comune almeno il 2% di ciò che avanza alle spese necessarie per il mantenimento del proprio stato di vita e quello dei propri cari, non pecca; se dona meno del 2% pecca venialmente; se non vuole donare nulla a nessuno pecca gravemente, almeno secondo i teologi della sentenza più rigida. Non si è tenuti ad aiutare tutti coloro che si trovano in stato di necessità comune, è sufficiente aiutarne alcuni a nostra scelta. Per quanto riguarda i poveri che si trovano in stato di necessità estrema, cioè che rischiano di morire, grazie a Dio in Italia è rarissimo trovare qualcuno che si trovi in condizioni così disperate, quindi non sto ad elencarti tutta la casistica, anche perché su questo tema i teologi non sempre sono concordi)

- Ho esagerato nel bere o nel mangiare? (Per capire quando si pecca in questa materia ti faccio un esempio: bere un po’ di vino è una cosa buona, berne sino al punto da rimanere brilli è peccato veniale, berne sino al punto da ubriacarsi è peccato mortale; lo stesso discorso vale quando si mangia in maniera eccessiva, peccando in modo grave o veniale in base alla gravità delle conseguenze, se ci cibiamo sino al punto da star male o di nuocere alla salute)

- Ho detto delle bugie? (Le menzogne che fanno un grave danno al prossimo sono colpe gravi, le altre sono colpe veniali)

- Sopporto con pazienza le avversità oppure mi lascio prendere dall’impazienza? (Ordinariamente è un peccato veniale, tuttavia può diventare mortale se giunge a far trasgredire un grave precetto)

- Nella vita cristiana mi lascio dominare dall’accidia? (L’accidia è la pigrizia nel compiere opere virtuose, spesso fa commettere delle colpe solamente veniali, ad esempio quando induce una persona a saltare, per pigrizia spirituale, delle pratiche devozionali facoltative alle quali è abituato; ma se l’accidia giunge a non far compiere atti che obbligano gravemente in coscienza, ad esempio assistere alla Messa domenicale, trascina al peccato mortale)

- Quando vedo qualcuno comportarsi male mi lascio prendere dall’ira? (Quando una persona si adira in modo ragionevole per un torto subìto e auspica una giusta punizione del colpevole, non commette peccato; invece quando l’ira giunge a far accettare un disordinato trasporto dell’animo, in questo caso si commette un peccato veniale, tuttavia diventa colpa grave se la persona adirata giunge a tale eccesso da far pensare che abbia perso l’uso della ragione, oppure quando giunge a far desiderare disordinatamente qualcosa che è gravemente contraria alla carità e alla giustizia, ad esempio desiderare una punizione gravemente esagerata per il colpevole o addirittura per un innocente)

- Anche se da tanti anni non vivo più coi miei genitori, continuo ad interessarmi di loro e ad aiutarli quando hanno bisogno del mio sostegno? (Abbandonare a se stessi i genitori che si trovano in grave stato di necessità, pur avendo la possibilità di aiutarli, è una grave mancanza di pietà filiale da parte dei figli)

- Mi sono attaccata eccessivamente ai beni materiali? (In se stessa è una colpa veniale, tuttavia può essere causa di peccati mortali, ad esempio quando giunge al punto di far commettere furti in materia grave, omettere di aiutare il prossimo che sta letteralmente morendo di fame, considerare i soldi più importanti di Dio, eccetera).

- Ho creduto alle superstizioni? (Si tratta di materia grave, tuttavia alcuni autorevoli teologi ammettono la possibilità che il penitente possa peccare solo venialmente per ignoranza, semplicità, errore, o se considera la cosa più per scherzo che seriamente)

- Ho giudicato temerariamente il prossimo oppure ho avuto dei sospetti temerari nei suoi confronti? (Se c’è bastante fondamento per giudicare che il prossimo ha commesso un grave male, non si commette nessun peccato, mentre il giudizio diventa “temerario”, e peccato grave, quando senza sufficienti motivi giudichiamo che il prossimo abbia certamente commesso un grave male; da ciò, secondo Sant’Alfonso, si deduce che tali giudizi di solito non sono peccaminosi poiché spesso ci sono sufficienti motivi che fanno ritenere che il prossimo abbia commesso davvero quella colpa, oppure perché non sono giudizi, ma solo dei sospetti, i quali non giungono a peccato mortale se non quando si dubita, senza avere nessun indizio, che persone di buona fama siano colpevoli di colpe gravissime, mentre se c’è anche un minimo indizio non si commette nemmeno peccato veniale nel sospettare del prossimo)



Vari consigli per confessarsi bene.

I peccati mortali sono talmente gravi che ne basta solo uno per meritare l'inferno, se si muore senza essersi pentiti. Se una persona ha commesso solo peccati veniali e non si è pentita, non va all'inferno, ma in purgatorio, tuttavia è bene cercare di evitare anche queste colpe che pur non essendo gravi, indeboliscono l'anima e la predispongono al peccato mortale. 

È obbligatorio confessare solo i peccati certamente mortali, cioè le colpe gravi commesse con piena avvertenza dell’intelletto e deliberato e pieno consenso della volontà. Se una persona ha commesso una colpa grave, ma non è certa di aver avuto piena avvertenza e pieno consenso, non è obbligata a confessare quella colpa, anche se, per maggiore tranquillità di coscienza del penitente, è consigliabile confessarla, dicendo, ad esempio, che non si è certi di aver dato il pieno consenso della volontà a quel pensiero di odio grave (alle anime scrupolose è vivamente sconsigliato di confessare i peccati dubbi). Inoltre tutte le cose che avvengono durante il sonno o il dormiveglia non sono peccati mortali. È facoltativo confessare i peccati veniali (cioè colpe con materia leggera, oppure con materia grave ma commesse senza piena avvertenza o senza pieno consenso della volontà), tuttavia è bene confessarsi anche se si hanno solo colpe veniali, perché l'assoluzione purifica la coscienza, aiuta a resistere con maggior vigore alle tentazioni e accresce la grazia santificante.

È molto facile fare una buona Confessione; è sufficiente fare un esame di coscienza (bastano pochi minuti per chi si confessa spesso), pentirsi dei peccati commessi, avere il proposito di non peccare più, confessarli con sincerità al sacerdote, e infine eseguire la penitenza (se il confessore tralascia o si dimentica di dare la penitenza, la confessione è valida lo stesso, però, come insegna Sant'Alfonso, il prete si macchia di colpa, veniale o mortale in base alla gravità delle colpe confessate dal penitente, se ha deliberatamente omesso di assegnargli una penitenza).

Affinché la Confessione sia fruttuosa è necessario essere sinceramente pentiti dei peccati commessi, ma ciò è un dono di Dio, pertanto è importante pregare lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria per ottenere la grazia del pentimento per le colpe compiute. Per suscitare il dispiacere dei peccati commessi è molto utile riflettere al fatto che con le proprie colpe è stato offeso Dio che è infinitamente buono, ci ha tanto amato sin dall’eternità, ed è degno di essere amato sopra ogni cosa, inoltre i propri peccati hanno causato l'atroce Passione e Morte di Gesù Cristo. Chi si pente per questi motivi, significa che ha un dolore perfetto (contrizione del cuore). Invece il dolore è imperfetto (detto anche “attrizione”) quando è causato principalmente (non esclusivamente) dalla paura dell'inferno, o dal dispiacere di aver perso il paradiso, o dalla riflessione sulla bruttezza del peccato commesso. Affinché una Confessione sia valida è sufficiente avere un dolore imperfetto. In caso di imminente pericolo di morte, mancando un sacerdote, è possibile ricevere il perdono di tutti i peccati suscitando qualche pensiero di dolore perfetto. A tal fine è ottima cosa imparare a memoria e recitare spesso l'Atto di dolore. 

È necessario essere sinceramente pentiti di tutti i peccati mortali compiuti, altrimenti l’assoluzione è nulla (e anche sacrilega, se il penitente è consapevole di non essere pentito). Se ti confessi solo di peccati veniali, affinché l’assoluzione sia valida è necessario essere sinceramente pentita almeno di uno di loro, tuttavia conviene suscitare il dolore di tutte le colpe veniali, poiché in questo modo si ottengono maggiori benefici spirituali. È lecito confessare dei peccati, mortali o veniali, già confessati in passato. 

Per scriverti questa lettera ho impiegato diverse ore (per poter fornirti informazioni precise sono andato a rivedere vari manuali di Teologia Morale), ma l’ho fatto molto volentieri, poiché voglio che la tua anima avanzi sempre di più nel cammino di perfezione cristiana e, soprattutto, spero in questo modo di aver dato gusto a Dio. Se in futuro avrai altri consigli da chiedermi, non esitare a scrivermi ancora, sarò molto felice di fare qualcosa per il tuo bene spirituale.

Rinnovandoti la mia amicizia e la mia stima, ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

sabato 19 luglio 2025

Ringraziare Dio per il grande dono della vocazione


http://suore-clausura.blogspot.com/


Alcuni anni fa una lettrice del blog vocazionale ha registrato una bella preghiera scritta dal mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori e pubblicata in un suo libro per suore. 

Vi consiglio di ascoltare il file mp3, cliccando qui.














xzx

venerdì 13 ottobre 2017

Lettera a una ragazza incerta se diventare suora

Riporto il testo di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori, rivolto ad una ragazza in ricerca vocazionale. Il tono appassionato ed evangelico è tipico di questo grande  vescovo cattolico. Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi. Il titolo originale della lettera è: "Avvertimenti ad una donzella che sta in dubbio dello stato che ha da eleggere".


Sorella benedetta, voi state deliberando quale stato di vita dovrete prendere. Io vi vedo agitata, perché il mondo vi vuole per sé con prender marito; anche Gesù Cristo vi vuole per sé con farvi monaca in qualche monastero osservante. Badate che da questa decisione che dovete prendere dipende la vostra salvezza eterna; quindi vi raccomando di pregare ogni giorno il Signore: e cominciate a farlo adesso che leggete il presente scritto, affinché vi dia luce e vigore di eleggere quello stato che è più giovevole a salvarvi; affinché non abbiate poi a pentirvi dell'elezione fatta per tutta la vostra vita e per tutta l'eternità, quando non vi sarà più rimedio all'errore. Esaminate poi che cosa può meglio giovarvi e rendervi felice: se l'avere per vostro sposo un uomo di terra o Gesù Cristo figlio di Dio e re del cielo; riflettete su chi di costoro vi pare sposo migliore e quello eleggete. La vergine s. Agnese era di tredici anni, e perché era bellissima, si vedeva amata da molti: fra gli altri si presentò a volerla per sposa il figlio del prefetto di Roma; ma ella pensando a Gesù Cristo, che la voleva per sé, rispose a quello: Io ho trovato uno sposo che è migliore di voi e di tutti i re della terra; quindi non posso cambiarlo con altri. E per non cambiarlo preferì perdere la vita a quella tenera età, e morì contenta, martire per Gesù Cristo. Lo stesso rispose la santa vergine Domitilla al conte Aureliano che era un gran signore; ed anch'essa morì martire, bruciata viva per non lasciare Gesù Cristo. Oh quanto si trovano adesso contente in cielo queste sante fanciulle per aver fatta questa buona elezione, e saranno contente per tutta l'eternità! La stessa beata sorte capiterà a tutte le ragazze che lasciano il mondo per darsi a Gesù Cristo. Esaminate poi le conseguenze dello stato di chi elegge il mondo e di chi elegge Gesù Cristo. Il mondo vi offre i beni della terra, robe, onori, spassi e piaceri. Gesù Cristo al contrario vi presenta flagelli, spine, obbrobri e croci, giacché questi furono i beni che egli scelse per sé in tutti i giorni che visse su questa terra; ma vi offre poi due beni immensi che non può darvi il mondo, cioè la pace del cuore in questa vita ed il paradiso nell'altra. Inoltre, prima che decidiate quale stato prendere, è necessario che pensiate che l'anima vostra è eterna, e quindi dopo la presente vita, che presto finisce, nell'istante della morte dovrete passare all'eternità, in cui, entrata che sarete, vi sarà dato quel luogo di pena o di premio che avrete meritato con le opere della vostra vita. Sicché in morte, in quella prima casa che vi toccherà ad abitare, o di vita eterna o di eterna morte, ivi dovrete stare per tutta l'eternità, o salva per sempre e felice in mezzo ai gaudi del paradiso, o per sempre perduta e disperata in mezzo ai tormenti dell'inferno. Pensate pertanto che tutte le cose di questo mondo presto dovranno finire. Felice chi si salva, misero chi si danna! Ricordatevi sempre di quella gran massima detta da Gesù Cristo: Che giova all'uomo guadagnare tutto il mondo e perdere l'anima? Questa massima ha spinto tanti cristiani a chiudersi nei chiostri o ad intanarsi nei deserti, e tante donzelle a lasciar il mondo per darsi a Dio e fare una santa morte. Al contrario, considerate la misera sorte che è toccata a tante dame, a tante principesse e regine, che nel mondo sono state servite, lodate, onorate e quasi adorate: ma se le misere si son dannate, che cosa giovano loro nell'inferno le tante ricchezze, le tante delizie e i tanti onori goduti, se non pene e rimorsi di coscienza che le tormenteranno per sempre, mentre Dio sarà Dio, senza veder mai alcun riparo alla loro eterna rovina? Ma diamo ora un'occhiata ai beni che dà il mondo in questa vita a chi lo segue, e ai beni che dona Dio a chi lo ama e per suo amore lascia il mondo. Promette il mondo grandi cose ai suoi seguaci; ma chi non vede che il mondo è un traditore che promette e non mantiene? Ma quantunque mantenesse le sue promesse, quali sono i beni che dà? dà beni di terra. Ma dà la pace, la vita felice che promette? no; perché tutti i suoi beni allettano i sensi e la carne, ma non contentano il cuore e l'anima. L'anima nostra è stata creata da Dio per amarlo in questa vita e goderlo nell'altra; onde tutti i beni della terra, tutte le delizie e tutte le sue grandezze vanno fuori del cuore, ma non entrano nel cuore, che solo Dio può contentarlo. Anzi Salomone chiamava tutti i beni mondani vanità e bugie che non contentano il cuore, ma lo affliggono: Vanitas vanitatum et afflictio spiritus. Ed infatti l'esperienza dimostra che chi più abbonda di tali beni, vive più angustiato ed afflitto. Se il mondo contentasse coi suoi beni le principesse, le regine, a cui non mancano spassi, commedie, festini, banchetti, bei palazzi, belle carrozze, belle vesti, gioie preziose, servi e damigelle che le servono e fanno loro corteggio, tutte queste signore sarebbero contente. Ma no; s'ingannano gli altri che le credono contente: domandate loro se godono piena pace, se vivono pienamente contente; che vi risponderanno? Che pace, che contente! Ciascuna di loro vi dirà che fa una vita infelice e che non sa che cosa sia la pace. I maltrattamenti che ricevono dai mariti, i disgusti che sono dati loro dai figli, le gelosie, i timori, i bisogni della casa le fanno vivere fra continue angustie ed amarezze. Ogni donna sposata può dirsi martire di pazienza: ma se ha pazienza; altrimenti patirà un martirio in questo mondo ed un martirio più penoso nell'altro. Quando altra pena non vi fosse, i soli rimorsi della coscienza basteranno a mantenerla continuamente tormentata, perché vivendo ella attaccata ai beni terreni, poco pensa all'anima, poco frequenta i sacramenti, poco si raccomanda a Dio; e priva di tali aiuti per viver bene non può vivere senza peccati e senza continui rimorsi di coscienza. Ed ecco che tutte le promesse di divertimenti fattele dal mondo diventano amarezze e timori della sua dannazione. Povera me! dirà, che ne sarà di me nell'ora della mia morte con questa vita che conduco, lontana da Dio e con tanti peccati, andando sempre di male in peggio? Vorrei ritirarmi a fare un poco di orazione, ma le faccende della famiglia e della casa non me lo permettono: vorrei sentir le prediche, confessarmi, comunicarmi spesso, vorrei frequentare la chiesa, ma mio marito non vuole; spesso mi manca l'accompagnamento necessario e gli affari continui, la cura dei figli, le visite e tanti intrighi che non mancano mai mi tengono chiusa in casa: appena nei giorni di festa posso assistere a una messa. Pazza me, che ho voluto sposarmi! mi potevo far santa nel monastero! Ma tutti questi lamenti a che servono, se non ad accrescerle la pena, vedendo di non essere più a tempo di cambiar la scelta che fece di restare nel mondo? E se le sarà amara la vita, più amara le sarà la morte. Allora vedrà intorno al letto le serve, il marito, i figli che piangono; ma tutti questi non le saranno di sollievo, bensì di maggiore afflizione; e così afflitta, povera di meriti e piena di timori per la sua eterna salute dovrà andare a presentarsi a Gesù Cristo che l'ha da giudicare. Al contrario una monaca che ha lasciato il mondo per Gesù Cristo quanto si vedrà contenta vivendo in mezzo a tante spose di Dio ed in una cella solitaria lontana dai disturbi del mondo e dai pericoli continui e prossimi che vi sono, per chi vive nel mondo, di perdere Dio! E quanto più si troverà consolata in morte nell'avere spesi i suoi anni in orazioni, mortificazioni ed in tanti esercizi di visite al sacramento, di confessioni, di comunioni, di atti di umiltà, di speranza, di amore verso Gesù Cristo; e quantunque il demonio non lasci di atterrirla con la vista dei difetti da lei commessi nella sua fanciullezza, però lo Sposo Celeste, per cui ella ha lasciato il mondo, ben saprà consolarla; e così piena di confidenza morirà abbracciata col crocifisso, che la condurrà nel cielo a vivere in eterno beata. E così, sorella benedetta, giacché dovete scegliere lo stato della vostra vita, scegliete quello che vorreste aver scelto nell'ora della morte. In quell'ora, ognuna che vede terminare la sua presenza nel mondo, dice: Oh mi fossi fatta santa! Oh avessi lasciato il mondo e mi fossi data a Dio! Ma allora quel ch'è fatto è fatto; altro non resta che spirare l'anima ed andare a sentir Gesù Cristo che dirà: Vieni, benedetta, a goder con me per sempre; oppure: Vattene nell'inferno per sempre da me separata. A voi resta dunque di eleggere: o il mondo o Gesù Cristo. Se eleggete il mondo, sappiate che presto o tardi ve ne pentirete; quindi pensateci bene. Nel mondo son molte le donne che si perdono; nei monasteri quelle che si perdono sono rare. Voi raccomandatevi al crocifisso ed a Maria Santissima, affinché vi facciano eleggere il meglio per la vostra salvezza eterna. Se volete farvi religiosa, impegnatevi anche a farvi santa: perché se pensate di vivere nel monastero in maniera rilassata ed imperfetta, come vivono alcune monache, non serve l'entrarvi; poiché vi farete una vita infelice, ed infelice sarà anche la vostra morte. Se poi ripugnate di chiudervi in un monastero, io non posso consigliarvi lo stato matrimoniale; mentre s. Paolo a nessuno lo consiglia, fuorché in caso di mera necessità, la quale spero non esservi per voi; almeno restatevi in casa vostra ed ivi procurate di farvi santa. Per nove giorni vi chiedo di pregare Nostro Signor Gesù Cristo di darvi luce e forza per eleggere quello stato che per voi è migliore per salvarvi. Pregate anche la Madonna di ottenetevi questa grazia con la sua potente intercessione.

lunedì 5 giugno 2017

Circa la castità

Una ragazza mi ha chiesto se per diventare suora bisogna essere vergine.


Buongiorno,
                        [...].

È da un po' di tempo che sto pensando alla vita delle suore, e mi sorge spontanea la seguente domanda: "Per diventare una suora bisogna essere vergini?".

Saprebbe rispondere lei a questa mia domanda alla quale io non so darmi una risposta? :)

Aspetto sue risposte. Intanto grazie mille, e buona giornata.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,

                                     anche le donne che non sono più vergini possono diventare suore. Per esempio Santa Rita e Santa Giovanna Francesca di Chantal non erano vergini (avevano avuto dei figli), eppure abbracciarono ugualmente la vita consacrata. Dio è nostro Padrone ed è libero di chiamare alla vita consacrata chi vuole, anche persone che non sono vergini.

A stabilire se hai davvero la vocazione saranno le suore, valutando principalmente le tue intenzioni. Se desideri diventare religiosa per poter vivere più unita a Gesù, vivere in maniera più profonda e radicale il Vangelo, stare alla larga dai pericoli spirituali che dilagano nel mondo, salvarti più facilmente l'anima, fare del bene al prossimo, ecc., dimostri di avere dei tipici segni si una sincera vocazione religiosa.

Purtroppo, ci sono molti conventi e monasteri che hanno tradito il carisma della propria Fondatrice, e adesso non vivono più in maniera davvero religiosa. Per questo motivo, qualora capirai di avere la vocazione religiosa, dovrai valutare bene l'istituto da scegliere, onde evitare di finire in uno poco fervoroso e poco osservante delle proprie regole.

La mia speranza è che tu sia stata prescelta per divenire sposa di Gesù, abbracciando la vita consacrata in un buon istituto religioso. Le donne più felici che ho conosciuto nella mia vita sono le suore appartenenti a istituti religiosi fervorosi e osservanti. Ti incoraggio a continuare a riflettere sullo stato di vita da eleggere. Spero con tutto il cuore che Gesù buono voglia prenderti presto tutta per Sé in un convento o monastero fervoroso e osservante.

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

giovedì 30 marzo 2017

Preghiera

Sant’Alfonso Maria de Liguori in un suo opuscoletto sul tema della vocazione religiosa afferma che per eleggere qualsiasi stato di vita è necessario avere una chiamata da parte di Dio. Ovviamente questa “chiamata” non si ode con le orecchie della testa, ma con quelle del cuore, cioè il Signore fa sentire una sorta di attrazione per lo stato di vita a cui chiama una determinata persona.

Le donne che sono indecise se diventare suore, oppure rimanere nubili nel mondo, oppure sposarsi e formare una famiglia veramente cristiana, dovrebbero pregare tanto lo Spirito Santo affinché le illumini e le faccia capire qual è la sua volontà al riguardo. Lo stato religioso è più perfetto di quello matrimoniale, cioè è più simile allo stile di vita casto, povero e obbediente che Gesù buono praticò su questa Terra. Però è importante trovare un buon istituto religioso o un buon monastero, altrimenti è meglio restare a casa propria, come insegna Sant’Alfonso, poiché entrando in un convento rilassato, cioè dove non si vive in maniera davvero profonda e coerente la vita consacrata, si corre il rischio di vivere malamente, come dimostra l’esperienza.

A volte capita di trovare delle donne che vorrebbero diventare suore solo perché non riescono a trovare un buon marito cristiano. Ma se costoro sentono di avere la vocazione matrimoniale, rischiano di essere tristi e infelici se dovessero entrare in convento. Conviene recitare qualche preghiera per ottenere un marito cristiano, cioè davvero fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica.



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mercoledì 1 marzo 2017

Discorso a una ragazza che desidera diventare suora

Brani tratti da un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori intitolato "Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca". Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi. Ne consiglio la lettura a tutte quelle ragazze che sono indecise sullo stato di vita da eleggere.

Devota donzella, di questa giornata in cui avete la sorte di sposarvi con Gesù Cristo, dovete avere una continua memoria per ringraziarlo sempre di questo favore così grande. Non pensate che Gesù Cristo debba esservi debitore perché voi lasciate il mondo per suo amore; siete voi che dovete conservargli una gratitudine eterna, per la grazia che egli vi fa di chiamarvi a lasciare il mondo.

Voi oggi lasciate il mondo: credete forse di lasciare qualche gran cosa? Che cosa è mai questo mondo? terra di spine, di lacrime e di dolori. Promette grandi cose il mondo ai suoi seguaci; spassi, gioie e pace: ma tutto poi si riduce ad inganni, amarezze e vanità. Le stesse ricchezze, onori e spassi mondani diventano alla fine pena e lutto: Extrema gaudii luctus occupat. E Dio faccia che per tanti accecati che amano il mondo questo lutto non diventi eterno; poiché in mezzo al mondo i pericoli sono molti, sono grandi e sono inevitabili, di perdere l'anima, il paradiso e Dio.

Povere quelle fanciulle che, ingannate dalle false promesse del mondo, lasciano Gesù Cristo e vanno al secolo! Sperano di trovare ivi piaceri e gioie, ma povere! dico, perché poi non vi trovano altro che fiele e spine, come dimostra l'esperienza. [...] Domandate, domandate a tutte le maritate, se ne trovate una contenta. Io per conto mio, a quante l'ho domandato, tutte le ho trovate scontente e piene di guai. Al contrario domandate a quelle monache che han lasciato il mondo per Dio e non vogliono altro che Dio, se vivono contente del loro stato; e vi risponderanno che ringraziano sempre il Signore di averle ritirate dal mondo.

[…] Insomma, se voi foste rimasta nel mondo, quale altro sposo più grande potevate sperare che un cavaliere, un titolato, un monarca di qualche regno? Ma ora prendete per sposo il re del cielo e di tutti i regni della terra. Quante vergini sante hanno rinunziato alle nozze dei primi signori della terra per essere spose di Gesù Cristo!

[…] Lasciate, figliuola mia, lasciate a quelle giovani che amano il mondo tutti i loro spassi, vanità, belle vesti, commedie, banchetti e festini, e godetevi voi Gesù Cristo. Egli nella vostra cella vi terrà più contenta che tutti i piaceri, gli sfarzi e le ricchezze che possiedono le regine della terra. Ivi nella vostra solitaria cella godrete un paradiso ed una continua pace. Se amate Gesù Cristo, amerete la solitudine che troverete nella vostra cella. In essa il vostro crocifisso sposo vi parlerà familiarmente al cuore; da quella croce vi manderà raggi di luce alla mente e saette infiammate di santo amore al cuore. E voi da sola a solo nella vostra cella gli paleserete l'affetto che gli portate, gli farete continuamente offerte di voi stessa e di tutte le cose vostre; gli chiederete le grazie di cui avete bisogno; gli comunicherete le vostre angustie, i timori che vi affliggono; ed egli vi consolerà. Non dubitate che lo sposo divino vi consolerà sempre in vita e maggiormente poi vi consolerà nell'ora della morte […].

Ho detto che le religiose che si son date tutte a Dio godono una continua pace; ciò s'intende di quella pace che può godersi in questa terra, che si chiama valle di lacrime. In cielo Dio ci prepara la pace perfetta e piena, esente da ogni travaglio. Questa terra al contrario è luogo per noi di meriti; e perciò è luogo di patimenti, ove col patire si acquistano le gioie del paradiso.

Tanto più che lo sposo che voi, donzella, questa mattina vi prendete, sebbene è il più nobile, il più ricco, il più grande che potete avere, nondimeno si chiama ed è sposo di sangue […] il quale ha sparso tutto il sangue a causa di flagelli, di spine e di chiodi, per salvare l'anima vostra e di tutti gli uomini. Ecco che vi va innanzi l'amante Gesù e vi chiama a seguirlo da sposa. Miratelo dunque come va: non va coronato di fiori, ma di spine; non va vestito di oro e di gemme, ma di sangue e di piaghe: guardate poi il trono regale ove giace, il quale non è che una dura croce, dove agonizza e dove in un mar di dolori e di ignominie muore per vostro amore.

[…] Vi prego poi, per quando avrete preso il santo abito, a rinnovare ogni giorno la promessa che avete fatta a Gesù Cristo di essere fedele. L'amore e la fedeltà sono i pregi primari di una sposa. A questo fine sappiate che poi vi sarà dato l'anello, in segno della fedeltà che dovete osservare del vostro amore che avete promesso a Gesù Cristo. Ma per esser fedele non vi fidate della vostra promessa; è necessario che sempre preghiate Gesù Cristo e la sua santa Madre che vi ottengano la santa perseveranza; e procurate di avere una gran confidenza nell'intercessione di Maria che si chiama la madre della perseveranza. E se vi sentirete raffreddata nel divino amore e tirata ad amare qualche oggetto che non è Dio, ricordatevi di quest'altro mio avvertimento; allora, affinché non vi abbandoniate alla tiepidezza o all'affetto delle cose terrene, dite così a voi stessa: E perché mai ho lasciato il mondo, la mia casa ed i miei parenti? forse per dannarmi? Questo pensiero rinvigoriva s. Bernardo a riprendere la via della perfezione quando si sentiva intiepidito […]. Ma bisogna che io termini di parlare, mentre me lo comanda il vostro sposo, che ha premura di vedervi presto entrata nella sua casa. Ecco, mirate da qui con quanto giubilo vi aspetta e uditelo con quanto affetto vi chiama, affinché presto entriate in questo suo palazzo regale, quale appunto è questo monastero. Andate dunque ed entrate allegramente, mentre l'accoglienza che stamattina vi sarà fatta dal vostro sposo, nel ricevervi in questa sua casa, vi è come una caparra dell'accoglienza ch'egli vi farà in vostra morte quando vi riceverà nel suo regno del paradiso.

giovedì 1 dicembre 2016

Da Pannella al monastero di clausura

C'è un monastero di clausura che è stato "preso d'assalto" da numerose lettrici del mio blog vocazionale, le quali hanno abbracciato la vita monastica. Le conosco tutte personalmente e ho potuto constatare che sono persone molto innamorate di Dio. Un giorno, da dietro le grate del parlatorio, una di loro mi ha raccontato che prima della sua conversione era una ragazza atea e mondana, e addirittura era una militante del Partito Radicale di Marco Pannella ed Emma Bonino.

Dopo la sua vestizione religiosa mi ha scritto per ringraziarmi di averle fatto conoscere monastero in cui è entrata. Ecco la mia risposta. 



Rev.ma suor (...), ricambio volentieri gli auguri!

Il giorno della tua vestizione religiosa rappresenta una data storica per il vostro plurisecolare monastero. Dopo circa mezzo secolo di siccità vocazionale, finalmente nelle antiche mura monastiche è tornato a svolazzare il velo bianco da novizia! Il primo di una lunga serie, visto il numero di postulanti.

Ho apprezzato molto il nome religioso che ti è stato imposto, mi piace sia per l'aspetto mariano (la Madonna è Regina di tutte le Vittorie del Chiesa, tra cui la fulgida vittoria di Lepanto, quando venne impedita l'invasione turca) sia per l'aspetto cristologico. Il grande Papa Pio XI istituì la Solennità di Cristo Re in opposizione al laicismo dilagante. A tal proposito promulgò la splendida Enciclica "Quas primas", nella quale, oltre a mettere in guardia i fedeli dal pericolo rappresentato dal pestilenziale e funesto laicismo, spiegò magistralmente che Cristo è davvero il Re dell'universo.

Nel vostro monastero sta fiorendo una giovane comunità monastica (l'età media è una delle più basse d'Italia) che nei prossimi decenni dovrà tenere alto il vessillo della spiritualità del vostro glorioso Ordine.

Sono davvero contento della tua conversione e della successiva vocazione religiosa. Se sarai perseverante, in Cielo sarai uno dei trofei più belli dell'infinita misericordia di Dio: da militante del Partito Radicale di Marco Pannella a suora di clausura! Davvero un bel colpo inferto dal Redentore Divino all'armata laicista!

Quando vivevi nel mondo, chissà quante ragazze invidiavano i tuoi successi (varie lauree, mostre di quadri, vita mondana, eccetera). Ma per grazia di Dio hai compreso che su questa Terra siamo solo di passaggio per breve tempo, la nostra vera Patria è in Cielo, e che tutto quaggiù è vanità delle vanità fuorché amare e servire Dio solo.

Il Redentore Divino è stato tanto buono con te chiamandoti ad abbracciare la vita consacrata e a divenire sua sposa, ma adesso per riconoscenza sei obbligata ad amarlo assai. Troppo grande sarebbe l'ingratitudine di una suora di clausura se amasse poco Gesù Cristo, conducendo una vita tiepida e rilassata.

Chissà quante ragazze più buone di te sono rimaste nel mondo, in mezzo a tanti pericoli di dannarsi, mentre tu hai avuto il privilegio di entrare in un monastero di clausura, dove sarà molto più facile per te amare Dio con cuore indiviso e salvarti l'anima. Tutti i cristiani hanno il dovere di tendere alla santità, ma i religiosi hanno un obbligo speciale di ricercare la perfezione cristiana, anche perché non hanno scuse, non avendo le attenuanti che hanno i fedeli laici. Lo so bene che anche in monastero si possono affrontare dei periodi di difficoltà (aridità di spirito, scrupoli, tiepidezza, ecc.), ma con l'aiuto di Dio e l'intercessione della Madonna si possono vincere tutte le battaglie spirituali.

Non lasciarti mai irretire dalle difficoltà del combattimento spirituale che devono affrontare tutti coloro che sono attratti dall'ascetica e tendono alla perfezione critiana. Ricordati che maggiori saranno le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Ti saluto cordialmente in Cordibus Iesu et Mariae.

Cordialiter

mercoledì 2 novembre 2016

Il dono della vocazione

Pubblico alcuni brani di una lettera che mi ha scritto una ragazza veneta, lettrice del mio blog sulla vocazione religiosa.


Caro D.,
                  è da molto che non ci sentiamo, spero di non averti tenuto in pensiero.

Non ho ancora trovato mia strada, ma non mi sono persa: continuo a camminare, seppur con qualche difficoltà, nella via del Signore.

[…] Ho riflettuto e tutto ciò che ora desidero è che sia fatta la perfetta volontà di Dio su di me, qualunque essa sia!

Prego perché il Signore mi doni il dono della vocazione fermo restando che solo Lui sa ciò che è meglio per me!

Un augurio e un grazie sincero per le tue preghiere.  Un grazie speciale per il tuo blog che mi incoraggia a proseguire nel cammino!

(Lettera firmata)

lunedì 29 agosto 2016

Mezzi per conoscere la propria vocazione

Mezzi per conoscere la propria vocazione

1 - La preghiera

Il precetto della preghiera è universale, e ci impone l’obbligo di chiedere a Dio tutti i beni spirituali e temporali di cui abbiamo bisogno. […] Inoltre,siccome la nostra vocazione altro non è che il desiderio che Dio ha di vederci scegliere un tale stato di vita, piuttosto che un altro, è chiaro che ciò non può essere conosciuto che da Dio solo e da coloro i quali si compiace di manifestarlo. Perciò se noi pure vogliamo conoscerlo […] dobbiamo chiedere a lui la grazia con fervorose preghiere. Dobbiamo incoraggiarci a farlo considerando che siamo certi di veder esaudite le nostre preghiere. […] La ragione ci dice che Dio non può esigere da noi un atto inutile. Pertanto, siccome Dio ci ordina di pregare per conoscere la nostra vocazione, dobbiamo essere certi che questa preghiera otterrà il suo scopo. […] Cominceremo col dire che questa preghiera deve avere le qualità ordinarie e necessarie a tutte le preghiere, perché siano buone ed efficaci, cioè: rispetto, attenzione, umiltà,  confidenza e perseveranza, ed essere presentata alla divina Maestà in nome dei meriti di Gesù Cristo, della SS. Vergine e dei Santi. Ma la importanza di questa grazia e la sua stessa natura esigono che sia domandata con cuore ben puro, in una solitudine interiore più perfetta che sia possibile, e con una totale e santa indifferenza.[…] Siccome, senza una grande purità di cuore, la giovane non può essere accetta al Dio tre volte santo, chiederebbe inutilmente di essere illuminata sulla sua vocazione se prima non cercasse di purificarsi. Dio non comunica alle anime macchiate, mentre invece conversa familiarmente con quelle che sono semplici ed innocenti. Inoltre le passioni che occupano la parte inferiore dell’anima, formano come una densa nebbia, che sollevandosi verso la parte superiore, offusca lo sguardo dell’intelletto e gli impedisce ben sovente di essere illuminata dai raggi della fede. […] La solitudine interiore non è meno necessaria della purità del cuore per conoscere la divina chiamata, perché Dio non suol rivelarsi alle giovani mondane. I mille pensieri che si urtano nel loro spirito, i mille desideri che consumano i loro cuori e logorano le forze della loro volontà, la immaginazione sempre irrequieta, e quell’interiore tumulto che regna sempre in esse, soffoca la voce di Dio e non le permette di farsi intendere. […]Nel silenzio e nella solitudine interiore di un’anima purificata, Dio si compiace di far udire la sua voce. […]la santa indifferenza è la terza disposizione specialmente richiesta, e non meno essenziale delle altre due, per l’efficacia di na preghiera che ha uno scopo tanto importante. La giovanetta che brama conoscere la sua vocazione, cioè quel che Dio vuole da lei, deve essere perfettamente disposta ad eseguire questa volontà, appena l’abbia conosciuta, e, come S. Paolo sulla via di Damasco, deve dire con tutta sincerità: Signore che volete che io faccia? Deve dunque serbarsi indifferente ad abbracciare uno stato di vita piuttosto che un altro, appena riconosca esser tale la divina volontà.[…] Si guardi dall’impeto di certi desideri che turbano l’anima, le farebbero prendere i moti della natura per ispirazioni della grazia e la indurrebbero, quasi a sua insaputa, a preferire la propria volontà a quella di Dio. Non diciamo che certe legittime inclinazioni non possano essere indizio di una vera vocazione, né che non sia permesso desiderare di essere chiamate ad uno stato di vita piuttosto che ad un altro; ma queste inclinazioni e questi desideri, se vengono da Dio, non turbano per nulla la santa indifferenza di cui abbiamo parlato, perché, sempre sottomessi al divino volere, sono pronti a cedere al menomo cenno di una volontà contraria. Andremo anche più lungi, e diremo che vi sono certe vocazioni singolari, certi stati di vita più perfetti, che, essendo veri favori del cielo, possono, non solo essere desiderati, ma fino ad un certo punto meritati con atti di virtù e con ardenti preghiere […] Ecco dunque il primo mezzo di cui vorrà servirsi la Figlia di Maria Immacolata per conoscere la sua vocazione: la preghiera; ma una preghiera che parta da un cuore puro, e sappia aspettar nel silenzio del raccoglimento e nella calma della santa indifferenza, la manifestazione della divina volontà. 


2 - La riflessione

E’ dunque assolutamente necessario riflettere prima di prendere una decisione. Ma in qual modo dovrà esercitarsi lo spirito della giovanetta intorno a quest’argomento? Abbiamo detto che in quest’affare altro non deve cercarsi fuorchè di conoscere i disegni della Provvidenza sopra il nostro avvenire. Ora, Iddio per manifestare la sua volontà a questo riguardo, suol servirsi di tre mezzi principali: ispira alla giovane certe inclinazioni, o certe ripugnanze; le dà certe attitudini, ed oppone certi ostacoli all’ adempimento de’ suoi desideri. Dovrà dunque cercare di conoscere con serie riflessioni quali siano le sue inclinazioni o le sue ripugnanze, le attitudini e gli ostacoli. L’inclinazione che si prova per uno stato di vita è spesso indizio di una vera vocazione, poiché la bontà di Dio suole ordinariamente addolcire l’adempimento del dovere, ispirandoci simpatia per esso.[…] nell’ ordine soprannaturale, Nostro Signore ci assicura che “nessuno va a lui se non vi è dolcemente attirato dal Padre suo” (GIOV., VII, 44), cioè che l’obbligo, talora si difficile, di seguir sempre le sue pedate ci è reso più dolce dalle celesti attrattive, di cui la sua grazia circonda la pratica della virtù. Pertanto destinandoci ad un certo stato di vita, Dio spesso si degna attirarvici col rendere dolce ed amabile l’adempimento dei dovei che vi sono annessi, cioè, col darci inclinazione per quello stato di vita a cui ci chiama. Nello stesso modo le ripugnanze che talora si provano per un certo genere di vita, sono generalmente e per le stesse ragioni, un indizio di non esservi chiamati. Diciamo generalmente, poiché queste inclinazioni e queste ripugnanze non sempre vengono da Dio; ovvero, se sono opera sua, talora non ci sono ispirate che per darci occasione di acquistarci maggiori meriti, sacrificando le prime e sormontando generosamente le altre. Le attitudini servono anch’ esse ad illuminarci intorno alla vocazione. Se una persona non ricevette da Dio le qualità fisiche e morali richieste per un dato genere di vita, non vi è certamente chiamata, per quanto possa avervi inclinazione. Infatti, siccome Dio sa proporzionare perfettamente i mezzi al fine, non destina mai un individuo ad esercitare un ufficio, senza dargli nel tempo stesso le attitudini richieste. Quindi non sarebbe ragionevole il dire, per esempio, che una giovane è chiamata ad istruire ed educare la gioventù, se è priva dei talenti e delle disposizioni necessarie per quella missione sì difficile e delicata.- Al contrario, l’attitudine, massime se va congiunta colla inclinazione, è un segno quasi certo della vocazione. […] Ma per quanto sia grande l’inclinazione di una giovane verso uno stato di vita a cui si crede essere chiamata, e per quanto sembri avere le attitudini richieste per quello, avviene talora che ostacoli insormontabili si oppongono all’ adempimento dei suoi desideri. Allora è evidente che Dio non la vuole in quello stato, almeno finchè non siano dissipati gli ostacoli. Questi ostacoli possono provenire dalla opposizione di parenti, superiori, ecc., o possono sorgere all’ improvviso, cagionati dalla morte di qualcuno, dalla perdita di qualche membro, della salute, dei beni di fortuna, ecc.; ma ad ogni modo, niuno di essi può sussistere indipendentemente dalla volontà di Dio, il quale non può essere in contraddizione con se stesso, col volere da noi quello che, per sua permissione, ci divenne assolutamente impossibile. Supponiamo che questi ostacoli siano realmente insuperabili, poiché soltanto in questo caso possono essere indizio di una volontà contraria da parte di Dio. In questo caso, l’anima veramente chiamata, invece di scoraggiarsi, deve accrescere i suoi desideri e correre con più ardore alla conquista delle grazie speciali che Dio le riserva nella sua vocazione e che saranno la ricompensa della sua generosità.


3 - I consigli

Bisogna dunque chiedere consiglio; e la Figlia di Maria Immacolata si farà un dovere di non prendere una determinazione definitiva prima di aver usato questo mezzo. Ma a chi chieder consiglio? ­–Ai parenti?- La questione è molto delicata, e ci sarebbe poter rispondere in modo da contristare nessuno. Tuttavia la verità ci costringe a dire che generalmente i parenti non sono giudici idonei. Spesso per mancanza di educazione cristiana, o per certi pregiudizi, e quasi sempre per un amore alquanto egoista verso i loro figli, non sono capaci di giudicare della loro vocazione e di dare un consiglio che possa essere tenuto come la espressione della volontà di Dio. Quasi sempre, massime se si tratta di lasciare il mondo per una vita più perfetta, i parenti, anche i più cristiani, acciecati dalla loro tenerezza, si oppongono ostinatamente, e talora crudelmente ai desideri dei figli.[…] La Figlia di Maria Immacolata dovrà dunque chiedere i consigli di cui abbisogna alle proprie compagne o a qualche amica fedele? –Noi la esortiamo vivamente ad essere ben avara di simili confidenze. Lo Spirito Santo c’ insegna che “è cosa buona tenere celato il segreto del re” (TOB., XII,7), e i disegni di Dio sopra di noi sono per eccellenza il segreto del Re dei re. Il silenzio, si dice, è l’anima dei grandi affari ed un ottimo mezzo per assicurarne la buona riuscita. Nel nostro caso, un discreto silenzio evita molti ostacoli, previene molte opposizioni, risparmia molte lotte. – Però non condanniamo in modo assoluto una confidenza fatta prudentemente ad una persona amica, atta a comprendere le cose di Dio: si videro talvolta buone e virtuose giovani incoraggiare le loro compagne fra dolorose prove ed aiutarle a seguir la vocazione di cui era stato loro affidato il segreto. –Tuttavia non sono questi i consigli autorevoli che possono far conoscere la divina volontà alla Figlia di Maria Immacolata. Soltanto il ministro di Dio, da lei scelto per confidente dei più intimi segreti dell’anima sua, essendo incaricato dal cielo di dirigerla nella via della salute, può ricevere grazie speciali che gli facciano scoprire on sicurezza la strada in cui deve entrare. Trattandosi dunque della vocazione, dovrà rivolgersi al direttore della sua coscienza, per ricevere savi consigli. Dalle sue labbra , custodi della scienza sacra, raccoglierà la parola luminosa che le farà conoscere la sua via, ed essa potrà considerare quella parola come la vera espressione della volontà divina. Tuttavia quest’oracolo per essere infallibile deve avere due condizioni: la prima è quella ch’ essa abbia scelto bene la sua guida spirituale, e la seconda, che non trascuri nulla di quanto può contribuire a farsi ben conoscere dal proprio direttore. Gli manifesterà pertanto tutte le sue inclinazioni, le sue ripugnanze e le particolarità della sua vita, facendogli parte di tutte le riflessioni di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo e della quale essa stessa dev’ essersi occupata. Inoltre consultando il suo direttore si guarderà bene dal volerlo indurre a decidere in modo conforme al suo desiderio; ma procurerà d’avere una intenzione retta e pura di conoscere la volontà di Dio ed un fermo proposito di conformarvisi generosamente, appena le sarà manifestata. Riceva in queste disposizioni quella parola che viene dal cielo e che deve dar termine a tutte le sue incertezze ed esitazioni. Entri senza timore in quella barchetta che la condurrà certamente al porto fra le tempeste della vita. Vi troverà Gesù che, nell’ amorosa sua Provvidenza, ha già tutto predisposto per una felice traversata, e vuol farsi egli stesso suo compagno di viaggio. Avverrà talora che mentre i flutti irritati minacceranno di sommergere la fragile navicella, egli sembrerà immerso nel sonno; ma il suo cuore essendo sempre vigilante per la salvezza delle anime a lui care, si desterà appena sia pregato, e comandando ai venti e alle tempeste, si farà una gran calma che permetterà di giungere felicemente ai lidi della celeste patria.


(Brano tratto dal Manuale delle figlie di Maria Immacolata dirette dalle figlie della carità, Torino, 1904)

giovedì 28 luglio 2016

Storia di una vocazione

Pubblico una testimonianza di una monaca.

Più volte il mio pensiero era andato a Dio, a Colui da cui tutto proviene e a cui tutto torna ma non c’erano in me tante domande a cui riuscivo a dare risposte, tanti interrogativi e perplessità. La vita con le sue luci effimere mi avvolgeva ed ero attratta dal movimento ammaliante di un procedere consueto fatto di cose “buone: lo studio, la carriera, gli amici, le feste, gli affetti più cari. Ho provato più volte a capire chi fosse il Mistero che avvolgeva la vita e le dava “gusto” ma restava mistero estraneo e non accessibile, sovente era un muro contro cui urtavo e dal quale non traevo alcun sostegno e nel mio cammino, che assumeva le connotazioni della lotta e dell’ostilità, il pensiero dell’Assoluto non produceva conforto. Decisi allora in cuor mio : “Non penserò più a Te, non mi darò pena per la tua esistenza!”

Amante della vita, ero portata naturalmente a coglierne gli aspetti positivi grazie anche all’educazione materna, tuttavia, sentivo un profondo senso di delusione, tristezza e molte perplessità, rispetto alla leggerezza, alla superficialità, alla vacuità che spesso coglievo in persone, e circostanze. In me nasceva l’intolleranza rispetto al sopruso sul debole quando vedevo l’oppresso schiacciato o il povero afflitto dal potente di turno e provavo tanta sofferenza a causa dell’indifferenza di chi restava a guardare. Mi sdegnavo facilmente e invocavo dignità, giustizia. Non mi rassegnavo all’idea che la vita fosse anche questo, che la sofferenza e la brutalità potessero convivere con la perfezione dell’uomo e che non si potesse fare nulla in modo incisivo.

Un incontro decisivo

Coabitavano in me un profondo senso di impotenza e, contemporaneamente, la strana certezza dell’esistenza di “qualcosa” per cui valesse la pena spendersi, vivere e morire. Poi un incontro ha cambiato la mia vita. Ho conosciuto persone che nella loro vicenda esprimevano gli stessi valori che io mi portavo dentro; in loro mi sono pienamente “ritrovata”. Ho creduto nella loro compagnia. Dio è passato attraverso la loro amicizia, i loro volti, le loro parole, i loro gesti e ha parlato alla mia storia. La loro testimonianza era credibile non perché fossero perfetti ma perché fratelli e sorelle profondamente carichi di compassione, di contentezza…, belle persone afferrate da una forza trainante che dava spessore e vigore al loro vivere, un qualcuno che spesso nominavano: Cristo. Affascinata dal loro destino, dal mio intimo sgorgava, con sempre maggior frequenza, questa supplica: “Se tu rendi la vita così, mostrati anche a me”! Se solo Lui si fosse appena mostrato, se si fosse “concesso” anche a me, avrei intrapreso con audacia, speranza, certezza di ristoro, il santo viaggio rinvigorita dalla stessa fede che nutriva di senso e gioia la vita di questi nuovi amici Il loro essere di Dio non si fermava al rito, alla liturgia ma tutto il loro fare era un servire Dio. Vivevano con una tale dedizione, con un tale trasporto ogni circostanza tanto che i dettagli più ordinari, diventavano straordinari. Ero stupita. Una meraviglia nuova inondava la mia persona. Forse Dio stava donando anche a me uno sguardo diverso, capace di cogliere ciò che prima non vedevo? Attraverso la testimonianza concreta di cristiani che si prendevano cura di me esperivo la verità della Parola: “Egli ha cura di voi”. Anch’io desideravo vivere la vita con la stessa ‘intensità che riuscivano a trasmettermi. Certo assistevo anche a momenti di distrazioni, ma erano facezie creaturali, limiti dell’umanità di uomini e donne comunque decisamente impegnate in un cammino, in una salita verso una vetta dagli scenari mozzafiato, incantevoli. Iniziavo ad avvertire che il Monte non mi era indifferente. Comprendevo man mano che, per me, solo uno stile di vita così poteva riempire di senso e qualità i miei giorni.

La lettura del Vangelo

Cercai a casa un vangelo e cominciai a leggere Matteo. La figura di Gesù catturò subito la mia attenzione, ero assetata. ” Chi vuol diventare il più grande si faccia il più piccolo” . E ancora, "Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini …. A ciascun giorno basta la sua pena." Leggevo e rileggevo poi le pagine di Giovanni come un’ innamorata legge e rilegge le lettere più care dell’amato lontano. Cominciai ad imparare a memoria san Paolo. Percepivo le sue parole rivolte a me, c’era un appello dietro ogni frase esigente, coinvolgente, che afferrava la mia vita. Un fuoco abitava nelle mie ossa e mi vedevo come una dilettante alle prese con una passione appena scoperta, tutta intenta a comprendere come poter acquisire le chiavi per entrare in questo mondo che diventava sempre più parte della mia pelle. Iniziai a studiare la scrittura e i padri. Iniziarono a prendere forma in me le parole del Vangelo “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza“. Era quello che cercavo. Mi sentivo fortemente interpellata a vivere il momento presente con lo sguardo rivolto costantemente a Lui e percepivo la presenza di Dio vicina e reale, personale. Mi ripetevo: “Gesù Cristo è reale, è qui con me, è vero” Tutto mi sembrava straordinariamente concreto, pacificante, essenziale, semplice, accessibile. Il cuore colmo di gioia mi faceva sempre più chiaramente comprendere che anche a me era stato fatto il grande dono di una chiamata dell’Amore, all’amore Unico, totalizzante, indiviso, nonostante la mia piccolezza e fragilità. Intuivo via via che dovevo spogliarmi di molte cose, che la povertà era un atteggiamento fondamentale per vivere nel miglior modo possibile il rapporto con le cose perché potesse trasparire la bellezza e perché questa bellezza mi potesse rimandare a Lui. Scoprivo con stupore e gratitudine, che il Signore non censura niente di te, ti lascia vivere la tua vita dentro una libertà straordinaria, abita pazientemente la tua sete di senso e, con una strategia divina, ti attrae totalmente a sè, ti sceglie per realizzare la sua opera.

Ero felice! Avrei voluto gridare a tutti quanto era accaduto in me, farmi mani, braccia, cuore, gambe per portare a ogni persona il messaggio del Vangelo e costruire accampamenti di pace, spazi di libertà e abitabilità per ogni uomo. Certo mi resi presto conto di quanto fosse difficile accostarsi senza offesa e ferita alla coscienza, alla sensibilità o percezione dell’altro. Capivo inoltre che se Dio avesse voluto, avrebbe potuto “usare” strumenti migliori di “me”. Solo Lui poteva entrare nel cuore dell’altro e dal di dentro muovere e suscitare, sanare e guarire… Lui a me chiedeva un cuore orante, ginocchia piegate, preghiera senza sosta, vita offerta per lodarlo e vivere di Lui solo nel ricordo costante di ogni vivente memore della sua parola: ” Qualunque cosa chiederete nel mio nome, io la faro“.

Iniziai a frequentare il Carmelo.

lunedì 25 luglio 2016

Tu, Indicibile Silenzio

Post scritto da una monaca carmelitana.


Tu, Indicibile Silenzio

Molte volte capita di desiderare che il tempo rallenti la sua maratona, che per un momento si sospendano le consuete occupazioni, che si interrompa il tran tran quotidiano per fermarsi un attimo, guardarsi dentro e guardarsi attorno cercando di trovare il bandolo della matassa della propria vita, della storia in cui si è inseriti cercando di comprendere il senso della propria esistenza in relazione a se stessi, agli altri, a Dio… cercando di trovarsi o ritrovarsi per, progettare, riprogettare o continuare integri e unificati la strada con tutte le sue policromie verso una meta chiara, definita, che dia gioia, certezza, pienezza.

Questi momenti, ricercati con sincerità e onestà, portano il cuore a tracciare una linea di demarcazione netta e precisa: tra i deserti di asfalto che alimentano diffidenza e sfiducia e il riparo ristoratore della quiete di luoghi di raccoglimento e preghiera che dilatano il cuore all’incontro; tra la voracità di parole variopinte da molti bisogni o meccanismi inconsapevoli e il gusto di un silenzio pieno di una Presenza; tra l’esigenza della soddisfazione immediata di emozioni e bisogni e l’ascolto attento e attivo delle proprie mozioni interiori; tra le tante voci e la Voce; tra il consumo di esperienze variegate e di relazioni parziali e la sete di amore pieno e di senso; tra il fare e l’essere; tra la percezione della finitudine, del limite, della debolezza e la sete di compiutezza e Infinito; tra le pratiche religiose e la fede-vita. Sono questi i momenti nei quali, attraverso le circostanze più svariate, la persona intuisce in sé una dimensione costitutiva della propria natura, tante volte trascurata o alimentata poco e male: la dimensione spirituale. Sono i frangenti nei quali si percepisce di essere fatti a immagine e somiglianza di Dio, di nutrire profondamente, consapevoli o no, il bisogno di una luce interiore che dia visibilità alla nostra umanità nella sua pienezza. Sono gli attimi nei quali, consapevoli o no incede, forte, in noi il desiderio di Dio unito alla percettibile ma inspiegabile certezza di essere da Lui, per primo, amati e desiderati.

Rallentare, sospendere, fermarsi allora è già il primo ascolto interiore avvenuto. È la prima risposta. Quando il cuore urge questi momenti sono opportuni e molto utili, giornate di ritiro spirituale durante le quali, un clima di silenzio, di preghiera e la mediazione di una guida spirituale, favoriscono l’incontro con Dio. Giornate condivise nella semplicità e sobrietà con comunità di persone che già hanno collocato il senso della loro esistenza nell’Unico e che giorno per giorno, crescendo nella consapevolezza della loro piccolezza, pochezza, fragilità e del loro peccato, camminano umilmente con Dio ringraziando, offrendo e supplicando. Giornate, di vero deserto, luogo ,cioè , di silenzio e solitudine del cuore, dei sensi, del contesto, dove si può avvertire concretamente la sete di pienezza che solo Dio può dissetare. Giornate nelle quali si auspica una forte esperienza di fede che consenta di riconoscere la presenza di Dio nella vita concreta. Giornate vissute nell’incontro attento, docile, amoroso con la sua Parola, compresa e accolta nel vissuto personale. S. Ignazio di Loyola afferma: “Quello che conta non è il molto sapere ma sentire e gustare interiormente la Parola.”. Giornate vissute come una grande invocazione allo Spirito Santo e con la fiducia nella sua azione capace di suscitare una graduale esperienza di discernimento in ordine alla purificazione del cuore, alla conversione della vita, alla sequela di Gesù … al compimento della sua volontà.

Riusciti a ritagliare questi momenti preziosi, fatta la scelta di un luogo adeguato, (monasteri, eremi, case di spiritualità…) occorre preparare l’incontro con Dio nel più profondo di se stessi con le disposizione del cuore imprescindibili per vivere intensamente e autenticamente l’esperienza in un clima di preghiera e di ascolto di Dio. Non sono determinate sensazioni avvertite o meno che creano il clima, né ha senso affidarsi all’improvvisazione, o alla voglia momentanea o estemporanea… Occorre trovare il silenzio, anzitutto fisico, contestuale: ambienti dove è consuetudine vivere in solitudine, allontanarsi dai rumori, ridurre all’essenziale le parole. È importante, infatti, che il clima circostante rispetti e favorisca l’impegno della persona a convogliare tutte le proprie “potenze” verso la propria interiorità, verso la propria intimità lì dove, come dice s Agostino: “Dio è più intimo a noi di noi stessi”. Occorre disporsi con cuore generoso facendo un sincero atto di fede nella presenza del Signore, che ci attende dove ci manda e spostare il silenzio esteriore verso il silenzio del cuore, della mente, delle proprie emozioni; sospensione di ansie, preoccupazioni, problemi…. E so-stare , come le api che si sollevano dal fiore solo dopo aver succhiato tutto il nettare, solo dopo aver gustato la fragranza e assorbito tutta l’energia di quel cibo nutriente e saporoso…. Sostare con pazienza, calma e abbandono confidente nella Parola dell’Indicibile Silenzio.

sabato 23 luglio 2016

La chiamata di Gesù

Post scritto da una monaca.


Ognuno di noi può sperimentare la chiamata di Gesù: non c’è nulla di straordinario in questo! Dio ama ciascuno e lo chiama in modo inconfondibile e irripetibile! la vocazione prima ancora di essere un sentimento o un pensiero è un fatto che accade, un incontro che inizia con una certa percezione sulla vita che la fa cogliere come preziosa ai suoi occhi. Sei consapevole che Lui ha cura di te, parla nel profondo e accende l’entusiasmo per la vita. “Egli ci ha amati per primo” ( 1 Gv 4, 19). Un gusto particolare ti porta alla consapevolezza che il Signore è presente e vuole rileggere la tua storia, la tua vita con te, accanto a te. La sua compagnia, la sua Presenza ti lega di più a Lui e cresce dentro l’interesse verso la sua Parola pronunciata sulla tua vita, ti scopri amata e conosciuta per quello che sei, guardata dalla misericordia di Dio e toccata dal suo amore che libera, apre, incammina, “avventura la vita” per dirla con le parole di santa Teresa d’Avila. Desideri allora fermarti con Lui, rimanere con Lui, stare con Lui sul monte, lungo le rive delle tue giornate, presso il torrente Cherit, verso Gerusalemme, percorrendo le strade della Giudea fino a quando ogni pagina della Scrittura, del Vangelo non è ben incisa nei tuoi giorni e la riscopri parte della tua esperienza vitale. Tutto diventa desiderabile perché raggiunto dal suo amore. La ricerca sincera del cammino comporta fatica e passione, ascolto della Parola di Dio e attenzione agli incontri, alla concretezza stessa del vivere. A volte il Signore scompagina i progetti e ha un modo inusitato di raggiungerti. Ma se il tuo cuore è aperto e disponibile, se tieni conto che Lui è imprevedibile, percorrendola puoi scoprire la tua strada, senza stancarti mai di porre domande alla tua vita!

“Ma come scorgiamo che cosa Dio vuole? Non abbiamo bisogno per ciò di profonde meditazioni o di grandi piani. Lo vediamo in ogni cosa, anche la più comune: nell’attimo presente. È anche necessario, talvolta, prendere grandi decisioni o fare piani lungimiranti. Proprio a questo serve l’istante. Noi ci possiamo tenere ben fermi al caso: ciò che appunto in questa situazione è necessario, ciò che appunto ora è mio dovere, questo è il volere di Dio. Se noi lo compiamo, Dio ci guida dall’una all’altra azione. Poiché quell’istante, col suo dovere, è un annuncio di Dio. Se lo ascoltiamo, diventiamo maturi per comprendere ed adempiere il messaggio successivo. Così portiamo a termine, un passo dopo l’altro, l’opera della nostra vita.

Dunque: intendere chiaramente ciò che Dio vuole ora da noi. Rispondergli francamente un energico sì e accingerci risolutamente. Allora saremo lieti. Più volte al giorno, per esempio prima di un lavoro o quando sopraggiunge qualche cosa di nuovo, domandiamoci: che cosa vuole Dio da me? Per poterlo riconoscere, osserviamo ciò che sta proprio davanti a noi. Non cerchiamo ciò che ci conviene o che noi preferiremmo. Ma domandiamoci lealmente: che cosa devo fare ora? A questo dobbiamo rivolgere la nostra attenzione, e non lasciarci trarre in inganno. Lasciarci trarre in inganno? E da chi? Da noi stessi. Dal capriccio, dalla volubilità, dall’indolenza verso noi stessi. Noi dobbiamo diventare inflessibili. Dobbiamo avere velocità nel vedere ben chiaro come la cosa sta in realtà. Quindi: io devo fare questo ora: Sì, Signore, volentieri. Quest’ultima parola decide tutto, è ciò che importa. Non a malincuore; non perché si deve; non zoppicando e fiacchi; ma volentieri.” (Romano Guardini, Lettere sull’autoformazione, Morcelliana, Brescia 1958) 

Solitamente in Internet sono presenti alcune informazioni che si aggiungono a quelle raccolte da testi più o meno recenti che vanno ad arricchire l’immaginazione su come poter trascorrere la vita in un Monastero. Arriva poi il momento di prendere coraggio e contattare direttamente la realtà che è composta da persone concrete e a volte combatti con la paura paradossale di scoprire che ciò che sognavi può diventare reale. Il confronto con una realtà monastica ti consente di esplorare in profondità il desiderio di stare con il Signore e di vivere per Lui solo.

mercoledì 18 maggio 2016

La clausura

Post scritto da una monaca Carmelitana.


Tra i termini utilizzati per specificare la nostra identità monastica, troviamo spesso l’aggettivo claustrale [dal tardo latino claustràlem o clàustrum (= greco klèitron), ossia serrame, barriera, chiusura, clausura]. È un’accezione con addentellati storici molto antichi, infatti, nonostante che il termine clausura sia stato adoperato dall’epoca medioevale in poi, la sua origine non è un’istituzione di quel periodo ma parte integrante della vita monastica fin dagli inizi del monachesimo. In effetti, il primo decreto riguardante la clausura delle monache – che fu promulgato solo nel 1298 da Papa Bonifacio VIII- era stato preceduto da una lunga e encomiabile esperienza di vita claustrale le cui origini e regole esistevano già nel IV secolo in Egitto e, successivamente, anche in Palestina. Facciamo questo breve accenno, per avviare una semplice condivisione sulla nostra esperienza della clausura che, con le forme proprie della tradizione carmelitana, custodisce e favorisce la fecondità di una vita spesa nel servizio della lode e dell’intercessione. Guardando al percorso storico, si può chiaramente evincere che il linguaggio della legislazione in materia, è stato strettamente correlato ai tempi ma per noi è importante sottolineare i valori spirituali che hanno dato origine e fanno ancora sussistere la clausura: aiutarci a vivere la nostra ricerca di Dio nel silenzio, nella solitudine, nella custodia della vita tesa all’unione con Dio e alla preghiera incessante. “Io stesso – parola del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa(Zac 2,9). La nostra realtà separata fisicamente dal mondo e da quanto potrebbe “dis-trarre” lo spirito, colloca tutta la vita- essere e operare- nel servizio di Dio; ci aiuta a rendere le giornate e ogni nostra azione, anche la più insignificante, esperienza di donazione, di offerta. I contatti sobri e limitati con l’esterno, favoriscono il cammino di unificazione interiore, di purificazione del cuore e consentono di accrescere la comunione con Dio, tra noi e, paradossalmente, col mondo. Afferma don Divo Barsotti: “Non gli avvenimenti straordinari o le occasioni straordinarie ma l’umile vita di ogni giorno è sacramento di Dio”. I segni della clausura, come la grata, il parlatorio, la foresteria, non hanno un valore fine a se stesso ma sono, appunto dei segni esteriori che possono favorire il raccoglimento e il silenzio ma soprattutto indicano il viaggio di ciascuna verso la cella interiore, dove distacco, spoliazione, rinuncia aiutano, sempre più, la vita capace di accogliere generare amore. “…Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,38). È una via di umiltà, di semplicità, di essenzialità… alternativa radicale ad una mentalità efficientista, orientata alla pratica, al “tutto e subito”, al tornaconto. Una via che inizia da un esodo da se stesse e dal mondo e si svolge nel silenzio, nella preghiera, nella meditazione come continua ricerca di Dio solo. Una via in cui la consacrazione al Signore assorbe tutta la vita. Una strada nella quale si affievolisce e, man mano scompare, la pretesa di vedere o valutare. È una via nascosta e, solo in questo modo, utile al mondo e alle vicende che lo travagliano. Una vita vissuta come silenzioso e schivo appartarsi…un compiere da ferme il nostro viaggio in cerca di Dio nel deserto delle nostre celle, nel silenzio del nostro monastero. È fattiva separazione dalla “mentalità corrente” per un’esistenza nel segno della solitudine, per una vita che privilegia il ritiro da presunzione e supponenza e si concretizza nello stabilirsi nell’esercizio costante della consapevolezza di una Presenza. In questa solitudine, nell’incontro con la Parola, nella preghiera personale, nel lavoro svolto nel silenzio e generalmente da sole, portiamo avanti il lavorio interiore per divenire capax Dei: spogliarci di noi stesse, farci apertura, vuoto, grembo in grado di accogliere la pienezza di Dio. «Si domandò al vecchio: come deve essere il monaco? Egli rispose: secondo me egli dev’essere come solo a Solo». La clausura: il segno, la forma di una vita in cui Gesù sia veramente il Signore, l’unica nostalgia, l’unica beatitudine . Come a Nazareth, nei lunghi anni della vita nascosta di Gesù: Vivere Dio, farsi silenti, scomparire per aprirsi e incontrarlo attraverso una preghiera perenne che non distingue più liturgia e vita e trasfigura ogni istante.